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Detti Medievali: la saggezza popolare di spade e cavalieri

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La ricca storia dell’umanità è intessuta di battaglie epiche, gesta cavalleresche e la vita quotidiana di un mondo che, anche se passato, risuona ancora nel nostro presente. Nel nostro negozio, specializzato in armi medievali, spade, armature e accessori storici, comprendiamo la profonda connessione tra passato e presente. Una delle manifestazioni più affascinanti di questo lascito sono i detti medievali, frasi cariche della saggezza popolare di epoche passate che, sorprendentemente, fanno ancora parte del nostro linguaggio quotidiano. Questi proverbi ci offrono una finestra diretta sulla mentalità, i valori e le esperienze di cavalieri e popolani, rivelando un universo dove l’onore, il pericolo e la sopravvivenza dettavano le norme.

Esplorare l’origine di queste espressioni non solo arricchisce la nostra conoscenza storica, ma ci permette anche di apprezzare l’ingegnoso modo in cui i nostri antenati incapsulavano verità universali in frasi concise. Ogni detto è un micro-racconto, un frammento di vita estratto da giostre, assedi, o dalla semplice routine quotidiana in castelli e villaggi. Attraverso questo viaggio linguistico, scopriremo come la forgiatura dell’acciaio e la destrezza nel combattimento hanno influenzato il modo in cui pensiamo e parliamo oggi.

L’Eco del Passato: Origini e Presenza dei Detti Medievali nel Linguaggio Attuale

Il Medioevo, un periodo che va approssimativamente dal V al XV secolo, fu un’epoca di profonde trasformazioni sociali, politiche e culturali. Durante questi secoli, venne forgiata gran parte del linguaggio italiano che oggi parliamo, e con esso, una vastissima collezione di frasi medievali che incapsulano l’esperienza umana di quei tempi. È sorprendente come i proverbi sorti da contesti così specifici come i detti medievali, proverbi che alludono alla cavalleria, alle armi o alle usanze feudali, siano riusciti a perdurare e ad adattarsi fino a diventare parte del nostro lessico moderno, spesso senza che ne siamo consapevoli della loro origine.

La persistenza di questi detti sottolinea l’universalità di certe esperienze umane: il valore, l’inganno, la diligenza, o la mancanza di essa. Originariamente trasmessi oralmente, di generazione in generazione, questi proverbi servivano come strumenti pedagogici, guide morali e sfoghi umoristici. La loro struttura concisa e il loro contenuto memorabile ne facilitarono la diffusione e l’attecchimento nella cultura popolare. Possiamo osservare come la cultura delle armi e la vita del cavaliere, elementi onnipresenti nel Medioevo, abbiano lasciato un’impronta indelebile in queste espressioni, che oggi usiamo per descrivere situazioni molto diverse da quelle della loro genesi.

La Resilienza Linguistica dell’Epoca dei Cavalieri

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La capacità di un detto di trascendere secoli di cambiamenti linguistici e culturali è una testimonianza della sua forza espressiva. Molti di questi proverbi ebbero origine in un contesto in cui la vita si svolgeva tra la protezione del castello, la minaccia di incursioni e la routine agricola. Ad esempio, termini legati alla guerra o alla giustizia si infiltrarono nel linguaggio comune, riflettendo la centralità di questi temi nella società medievale. L’adozione di queste frasi oggi, spesso private del loro contesto originale, dimostra l’innata adattabilità del linguaggio e la saggezza contenuta in queste piccole capsule di storia.

L’influenza di poeti, trovatori e predicatori fu anche cruciale per solidificare ed espandere l’uso di queste espressioni. Ogni racconto, poesia o sermone era un’opportunità per inserire e popolarizzare un nuovo detto o rafforzarne uno esistente. Ciò creò una rete di significato condivisa che univa le persone, dai contadini più umili ai nobili più in vista, attraverso un linguaggio comune arricchito dalla saggezza dei secoli.

Di Armi e Onore: Detti Medievali Ispirati all’Equipaggiamento del Cavaliere

L’equipaggiamento del cavaliere medievale, dall’imponente armatura da torneo alla affilata spada funzionale, era molto più di una semplice divisa da guerra; era un simbolo di status, protezione e, soprattutto, onore. Non sorprende che molti detti medievali abbiano la loro origine in questi elementi, riflettendone sia l’uso pratico che il significato culturale. Queste espressioni ci permettono di connetterci direttamente con la vita di un guerriero, comprenderne la preparazione e i rischi che si assumeva in ogni combattimento.

Uno degli esempi più chiari è il detto “Essere in punta di piedi”. Questa frase, che oggi significa vestire elegantemente, deriva direttamente dalla meticolosa preparazione di un cavaliere per la battaglia. Originariamente, alludeva all’armatura completa, pulita e brillante (“bianca”), e alle armi affilate e lucenti (“di punta”), pronte per il combattimento. Un cavaliere che andava “in punta di piedi” era impeccabilmente equipaggiato e preparato per qualsiasi sfida, mostrando il suo impegno e il suo valore. Questa espressione incapsula l’importanza di mostrarsi sempre pronto e presentabile, sia sul campo di battaglia che nella vita sociale di corte.

La Simbologia dell’Acciaio e del Cuoio nella Saggezza Popolare

Ogni pezzo dell’equipaggiamento di un cavaliere aveva un ruolo critico e, quindi, ha lasciato il suo segno nel linguaggio. La spada, l’arma per eccellenza, è protagonista di “Essere tra l’incudine e il martello” o “Tra la spada e la parete”. Quest’ultimo detto evoca lo scenario temibile di uno spadaccino intrappolato contro un muro, senza possibilità di fuga, affrontando una morte certa o una resa umiliante. Oggi, lo usiamo per descrivere una situazione limite, senza apparente via d’uscita, dove le opzioni sono scarse e sfavorevoli. Riflette la disperazione di un duello dove il vantaggio territoriale era cruciale quanto l’abilità. La scherma medievale, che ha gettato le basi di questa espressione, era un’arte marziale complessa e mortale, le cui regole e tattiche si riflettevano nel modo di parlare delle persone.

Detto Medievale Origine Equestre/Bellica Significato Attuale
“Andare in punta di piedi” Armatura e armi lucidate e affilate. Vestire in modo elegante e impeccabile.
“Essere tra la spada e la parete” Spadaccino intrappolato in un duello. Affrontare una situazione senza via d’uscita.
“Vegliare le armi” Veglia dell’aspirante cavaliere accanto al suo equipaggiamento. Prepararsi intensamente per un evento importante.
“Lottare con la spada e il mantello” Duelli in cui si usavano il mantello e la spada da lato. Difendere strenuamente una posizione o una causa.

Un altro esempio è “Vegliare le armi”, che ci trasporta al rito di iniziazione di un cavaliere. Un aspirante passava la notte in veglia, pregando e custodendo le sue armi in una cappella prima di essere investito. Questo solenne atto di preparazione e riflessione, essenziale per lo spirito del cavaliere, oggi si applica all’intensa dedizione e concentrazione precedenti un evento importante. La spada Moschettieri funzionale, con la sua elegante guardia, potrebbe essere stata una di quelle armi vegliate, simboleggiando la fusione di devozione e destrezza.

La Forgia della Saggezza: Detti Popolari Nati in Battaglia e Torneo

Il Medioevo fu un’epoca di costante conflitto, dove le battaglie e i tornei erano eventi ricorrenti che forgiavano il destino dei regni e lo spirito dei cavalieri. È naturale, quindi, che molte delle frasi medievali più radicate nel nostro linguaggio provengano direttamente da queste agguerrite giostre e scontri. I detti medievali nati in questi scenari riflettono il valore, la strategia e, a volte, la fatalità della guerra, trasformando esperienze belliche in lezioni di vita senza tempo. Queste espressioni ci connettono alla brutalità e alla gloria della guerra medievale, permettendoci di intravedere il coraggio richiesto in quei tempi.

Consideriamo “Lottare con la spada e il mantello”, un’espressione che evoca l’immagine vivida di un duello dove non solo l’abilità con la lama era cruciale, ma anche l’astuzia nell’usare il mantello come difesa o distrazione. Nel contesto dei duelli clandestini tra i secoli XV e XVII, specialmente in Spagna con le sue famose spade da lato, il mantello non era solo parte dell’abbigliamento ma uno strumento difensivo aggiuntivo. Questo detto è perdurato per descrivere l’azione di difendere un’idea o una causa con bravura e determinazione incrollabili, a prescindere dagli ostacoli. Riflette l’onore e la bravura con cui venivano affrontati gli scontri personali, dove non c’era spazio per la codardia.

Strategia e Sopravvivenza all’Origine delle Espressioni

“Non ci sono mori sulla costa” è un altro detto che ci trasporta direttamente a uno scenario bellico, sebbene di natura difensiva. Durante il XVI secolo, le coste mediterranee della penisola iberica subivano costanti assalti da pirati barbareschi. La costruzione di torri di guardia era vitale per avvisare della loro presenza. La frase veniva usata per indicare che non c’era pericolo imminente, che la strada era sgombra. Oggi, manteniamo il suo significato di assenza di ostacoli o minacce, ma spogliato del suo contesto militare e razziale. Questo detto illustra la costante vigilanza e l’importanza della sicurezza costiera in un’epoca di incursioni marittime.

Questo detto, nella sua essenza, celebra la sicurezza temporanea e l’assenza di problemi, qualcosa che nel Medioevo era un lusso. Le fortificazioni come lo Scudo medievale del Cid Campeador in legno decorato non erano solo un ornamento, ma elementi difensivi cruciali. La vigilanza e l’allerta costante di fronte agli invasori, come i pirati barbareschi, erano profondamente radicate nella coscienza collettiva. La costruzione di queste torri di guardia, strategicamente posizionate, era un investimento significativo dettato dalla necessità imperante di proteggere le popolazioni costiere. La frase, quindi, divenne sinonimo di sollievo e sicurezza, un’espressione che il pericolo era passato o non era presente, permettendo così un respiro alla comunità che viveva sotto costante minaccia.

Oltre la Lotta: Il Ruolo dei Proverbi Medievali nella Vita Quotidiana

I detti medievali non emersero solo dal fragore della battaglia o dal bagliore delle armature; molti di essi nacquero dalla vita quotidiana, dalle complessità delle relazioni sociali, dalle decisioni politiche e dall’astuzia popolare di fronte all’autorità. Queste frasi medievali ci offrono una visione intima delle preoccupazioni e dell’idiosincrasia della gente comune, al di là di cavalieri e monarchi. Sono capsule di buon senso, avvertimenti o commenti ironici che riflettono l’esperienza umana di un tempo passato, ma sorprendentemente riconoscibile.

“Cacciarsi in un ginepraio” è un esempio affascinante di come una specifica pratica sociale abbia dato origine a un proverbio di uso generalizzato. Questo detto, che oggi significa “complicarsi inutilmente la vita”, ha le sue radici in un’antica usanza castigliana di adozione. Per legittimare la filiazione, l’adottante faceva passare il bambino attraverso la manica della sua camicia e lo faceva uscire dal collo, in un rito simbolico di rinascita. La “camicia di undici cubiti” alludeva a un indumento eccezionalmente grande, che rendeva difficile la manovra, facendo sì che l’atto stesso fosse un potenziale “problema” se non eseguito correttamente. Questa immagine vivida di un compito complicato si è impressa nell’immaginario collettivo, dimostrando come gli atti simbolici potessero generare espressioni durature.

La Satira e la Consuetudine nel Cuore dei Proverbi

“Essere fuori dal mondo” è un altro proverbio che rivela l’interazione tra potere e vita popolare. Babia, una remota regione di León, era famosa per essere riserva di caccia dei re castigliani, i quali spesso si assentavano dalla corte per dedicarsi a questo passatempo. Quando i sudditi chiedevano del re e i cortigiani rispondevano evasivamente “è a Babia”, si alludeva alla sua disattenzione agli affari di stato. Oggi, significa divagare, essere distratti, estranei alla realtà, conservando quella sfumatura di mancanza di attenzione o evasione. Questo detto è un’eco delle dinamiche di potere e della percezione pubblica dei governanti.

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“Qui gatta ci cova” è un’espressione di sospetto che ci riporta all’età d’oro spagnola. Nei secoli XVI e XVII, era comune conservare denaro e oggetti di valore in piccole borse di pelle, colloquialmente chiamate “gatti”. I ladri, sospettando la presenza di queste borse nascoste nei vestiti o in casa, sussurravano questa frase come segnale di un possibile bottino. Attualmente, il detto mantiene il suo significato di “c’è qualcosa di nascosto, sospetto o torbido”, illustrando come il gergo del crimine medievale si sia infiltrato nel linguaggio comune per descrivere situazioni di sfiducia. La MONETA SPAGNOLA ANTICA IN BORSA DI PELLE PIRATA è un buon esempio di come venivano custoditi tesori preziosi, dimostrando l’origine pratica di questa espressione.

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Comprendere l’Antico Lessico: Il Significato Profondo delle Frasi Medievali per il Collezionista

Per il collezionista e l’appassionato di storia medievale, comprendere il significato profondo delle frasi medievali e dei detti medievali trascende la mera curiosità linguistica. Si trasforma in un modo per immergersi più intimamente nello spirito dell’epoca, collegando ogni pezzo di una collezione, sia esso una balestra medievale o una complessa spada Gran Capitano impugnatura, alla vita e alle leggende che la circondavano. Questi detti non sono solo parole; sono finestre sulla mentalità, sui valori e sulle circostanze di coloro che vissero nel Medioevo, aggiungendo strati di significato a ogni oggetto storico.

Prendiamo ad esempio “I conti del Gran Capitano”. Questo detto non solo narra un episodio storico tra Gonzalo Fernández de Córdoba e i Re Cattolici, ma ci parla anche dell’importanza della rendicontazione, della valorizzazione dell’onore e dell’astuzia nell’amministrazione militare. Per un collezionista di repliche dell’epoca dei Re Cattolici o del Gran Capitano, capire questo detto significa comprendere il contesto politico e sociale in cui i suoi pezzi sono esistiti. La famosa risposta del Gran Capitano al Re, che dettagliava spese inverosimili ma con un sottofondo di profonda ironia e risentimento per la sfiducia, mostra il valore dell’orgoglio ferito di un leader vittorioso e la sottigliezza di una protesta velata. Questo episodio sottolinea come la reputazione e l’onore fossero cruciali quanto le vittorie sul campo di battaglia.

Contesto Storico e Valore Aggiunto per l’Appassionato

Per il collezionista di armi medievali, ogni detto può offrire una dimensione aggiuntiva. L’ascia becco di falco funzionale, per esempio, evoca la brutalità del combattimento. Un detto legato alla ferocia nella lotta potrebbe illustrare la funzione di un’arma del genere nel suo contesto storico. Comprendendo la storia dietro “i conti del Gran Capitano”, un collezionista di modelli dell’epoca, come un giubbone da conquistatore o un Elmo Conquistatore Spagnolo del XVI secolo, non vede solo un oggetto, ma una testimonianza della complessità della guerra, della politica e della personalità in un’epoca di grandi esplorazioni e conflitti. Si tratta di dare vita agli oggetti, di connettere il metallo e il legno con le voci e le storie di coloro che li impugnarono.

Un altro detto rilevante è “Questa è una ganga”, che risale alla presa della fortezza di Ganga da parte delle truppe spagnole nel XVI secolo, sotto il comando del Gran Capitano. La vittoria facile e il grande bottino ottenuto diedero origine a questo detto, che oggi associamo a un’opportunità o a un prezzo scontato. Per il collezionista, questa frase è un promemoria di come la Fortuna e la strategia militare potessero generare benefici inaspettati. Ogni pezzo di una collezione, da una modesta cappa nera di Calatravo a una maestosa spada Inglese Sassone funzionale, acquista un nuovo splendore se visto attraverso la lente di questi proverbi, poiché ogni oggetto ha la sua storia di acquisizione, uso e sopravvivenza, spesso fortuita come quella della stessa Ganga.

La Fucina della Lingua: Come i Mestieri e i Materiali Medievali Hanno Dato Forma ai Nostri Detti

La forgiatura, l’agricoltura, l’artigianato e la costruzione erano il cuore economico e sociale del Medioevo. I mestieri e i materiali che definivano la vita quotidiana di allora non solo fornivano strumenti e beni essenziali, ma divennero anche la metafora di numerosi detti medievali. Queste frasi medievali rivelano come l’interazione costante con il metallo, il legno, i tessuti e le terre modellò il modo di pensare e di esprimersi delle persone. Per un amante delle armi medievali, questa connessione tra materiale e linguaggio è particolarmente palpabile, poiché l’acciaio e il cuoio non solo costituivano oggetti, ma cementavano anche verità popolari.

L’acciaio, un materiale fondamentale nella lavorazione di spade e armature, ha influenzato indirettamente espressioni di forza e resilienza. Sebbene non esista un detto diretto come “forte come l’acciaio”, la reputazione della resistenza di questo metallo si riflette nell’ammirazione per gli oggetti che venivano forgiati con esso. Le spade spagnole, famose per la finezza dei loro acciai e la loro bellezza, ispirarono rispetto e timore. La capacità di forgiare una lama che rimanesse affilata e non si rompesse in combattimento era un’abilità leggendaria, che veniva tramandata di generazione in generazione di fabbri.

Dalla Fucina al Proverbio: L’Eredità dell’Artigianato

La confezione di indumenti, fondamentale per la protezione e lo status, ha anche lasciato il suo segno. La “camicia di undici cubiti” di cui sopra, esemplifica come un oggetto tessile dalle proporzioni insolite e un rituale specifico abbiano forgiato un detto. Una camicia medievale spessa con lacci o una camicia soldato Rinascimento verde non erano solo indumenti, ma simboli. Lo spessore e la resistenza del lino o della lana in questi capi erano essenziali per la durabilità e la protezione, una testimonianza della qualità artigianale dell’epoca.

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I mestieri e gli attrezzi agricoli, onnipresenti in una società agraria, hanno anch’essi contribuito alla ricchezza del lessico popolare. Sebbene non direttamente correlati alle armi, la menzione di “picconi, pale e zappe” nei “conti del Gran Capitano” sottolinea la rilevanza di questi strumenti nell’economia e nella logistica militare. La costruzione di assedi, trincee e fortificazioni dipendeva in gran parte da questi strumenti di base, il cui costo, sebbene possa sembrare minore rispetto a quello delle armi, si sommava in grandi campagne. Ogni strumento era un investimento vitale per il successo di qualsiasi operazione militare o civile, e la sua presenza in un documento ufficiale, sebbene ironica, sottolinea la sua importanza intrinseca. I detti, così, diventano un compendio di saggezza pratica, riflettendo l’ingegno e la laboriosità necessari per prosperare nel Medioevo.

Dalle Leggende ai Detti: L’Influenza della Cavalleria e dei Miti nella Saggezza Popolare

L’era medievale fu un terreno fertile per la cavalleria, gli eroi epici e i miti che, col tempo, si fusero con la saggezza popolare per dare forma a detti medievali duraturi. Eroi leggendari come El Cid o Lancillotto, con le loro gesta e virtù, non solo ispirarono poemi e canti, ma influenzarono anche indirettamente il linguaggio quotidiano, dotando certe frasi medievali di un sottofondo eroico o morale. Questi detti sono riflessi di un mondo dove l’onore, il coraggio e la fede erano pilastri fondamentali, spesso magnificati dalle leggende che circolavano di bocca in bocca.

Un esempio eccezionale di questa influenza è l’espressione “Come Pietro nella sua casa”. La sua origine è attribuita alla vittoria di Pietro I d’Aragona nella Battaglia di Alcoraz (1094), dove, dopo la morte di suo padre, il re Sancho Ramírez, Pietro I si comportò con tale audacia e fiducia che la gente coniò la frase “entrò come Pietro a Huesca”. La leggenda esalta il coraggio e la mancanza di inibizione del re in un momento critico. Sebbene oggi l’espressione “come Pietro nella sua casa” abbia spesso assunto una sfumatura peggiorativa di eccessiva fiducia o maleducazione, la sua radice è un omaggio alla disinvoltura eroica, alla capacità di prendere le redini con decisione anche in circostanze avverse. Questo ci ricorda la figura di un guerriero fiducioso, magari portando una Spada Moschettieri funzionale, che entra trionfalmente in un territorio ostile.

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L’Eredità degli Eroi nel Linguaggio Quotidiano

La figura del cavaliere, idealizzata nella letteratura, ha anche contribuito alla formazione della saggezza popolare. Il codice cavalleresco, con le sue enfasi sulla lealtà, la pietà e la protezione dei deboli, ha ispirato comportamenti e, di conseguenza, espressioni. Sebbene non esistano detti diretti come “essere leale come un cavaliere”, l’essenza della cavalleria ha permeato la società, generando uno standard di condotta che, quando non rispettato, era oggetto di critica o di proverbi ammonitori. Le leggende intorno allo scudo medievale del Cid Campeador in legno decorato, simbolo di un eroe la cui lealtà e valore erano incrollabili, rafforzavano un ideale di cavalleria che veniva elogiato ed emulato attraverso storie, poemi, e sì, anche detti, che narravano la vita e gli esempi degni di essere seguiti.

Inoltre, il rapporto tra il cavaliere e il suo equipaggiamento, così presente nella mitologia medievale, elevò oggetti come la spada a simboli sacri. La spada non era solo un’arma, ma un compagno nella vita e nella morte, spesso con un nome proprio (come Tizona e Colada del Cid). Questa venerazione infuse nel linguaggio una profonda connessione con gli oggetti di guerra, dotandoli di un’anima. La persistenza di detti legati alle armi, come “essere tra la spada e la parete”, non è dovuta solo alla praticità della spada come arma, ma anche al suo radicamento nell’immaginario collettivo come oggetto di potere, giustizia e destino. La forgiatura, come arte di dare forma a questi simboli, acquisì così uno status quasi mistico, dove il fabbro non creava solo metallo, ma anche storie e, in ultima analisi, proverbi. La Maschera Mempo Assassin, sebbene di origine più orientale, riflette la stessa simbologia di protezione e guerriero.

Un’Eredità Duratura: La Rilevanza dei Detti Medievali nel Mondo Moderno di Armi Storiche

La sopravvivenza dei detti medievali nel nostro linguaggio attuale è una testimonianza eloquente della loro rilevanza e universalità. Per il nostro negozio, specializzato in armi medievali e accessori storici, questa persistenza non è una semplice curiosità linguistica, bensì una connessione vitale con il valore culturale e la storia intrinseca di ogni pezzo che offriamo. Comprendere l’origine di queste frasi medievali ci permette di apprezzare la profonda impronta che il Medioevo, con i suoi cavalieri, battaglie e mestieri, ha lasciato sul nostro modo di pensare e di esprimerci. Ogni armatura, spada o accessorio storico non è solo un oggetto manifatturiero, ma un catalizzatore di storie e, sorprendentemente, di parole che ancora risuonano nei nostri giorni.

L’acquisizione di un’armatura da torneo con resto per lancia o di una spada a tazza spagnola 1, per esempio, si arricchisce incommensurabilmente comprendendo che questi oggetti furono l’origine di espressioni così radicate come “andare in pompa magna” o “combattere con la spada e il mantello”. Questi detti non solo aggiungono valore storico e culturale ai nostri prodotti, ma ci permettono anche di raccontare una storia più completa e vibrante ai nostri clienti. Ogni pezzo diventa un frammento tangibile di un passato che continua a vivere attraverso il linguaggio. La comprensione di queste connessioni trasforma l’acquisto di un articolo storico in un’esperienza educativa e culturale più profonda.

La persistenza di queste frasi sottolinea che, nonostante i secoli di progresso tecnico e sociale, certe verità sulla vita, l’onore, il pericolo e l’astuzia rimangono immutate. I detti agirono come un modo per trasmettere esperienze e lezioni di generazione in generazione, cementando un’eredità culturale che trascende il tempo.

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